Indice
- 1 Capire lo scopo della raccolta firme
- 2 Raccolta firme informale e richiesta formale
- 3 Chi può firmare
- 4 Come scrivere il testo della raccolta firme
- 5 Come impostare il foglio firme
- 6 Privacy e correttezza nella raccolta
- 7 Come raccogliere le firme senza creare conflitti
- 8 Contare firme e millesimi
- 9 Presentare la richiesta all’amministratore
- 10 Scrivere l’ordine del giorno in modo corretto
- 11 Raccolta firme e delibera: non sono la stessa cosa
- 12 Raccolta firme digitale: si può fare?
- 13 Come gestire le contestazioni
- 14 Errori da evitare
- 15 Conclusioni
Organizzare una raccolta firme in condominio può sembrare una cosa semplice: si prepara un foglio, si passa porta a porta, si raccolgono adesioni e si consegna tutto all’amministratore. In parte è così. Però, se l’obiettivo è ottenere un risultato concreto, come chiedere la convocazione di un’assemblea, inserire un punto all’ordine del giorno, sollecitare un intervento urgente o dimostrare che più condòmini condividono una richiesta, serve un minimo di metodo. Una raccolta firme fatta male rischia di diventare solo un foglio pieno di nomi, utile per mostrare malcontento ma debole sul piano pratico.
In condominio la forma conta. Conta perché ci sono regole, millesimi, proprietà, deleghe, privacy, rapporti con l’amministratore e possibili contestazioni. Non basta scrivere “i sottoscritti chiedono di sistemare il cancello” se poi non si capisce chi firma, quale unità immobiliare rappresenta, quanti millesimi ha, quale richiesta esatta viene avanzata e a quale decisione si vuole arrivare. Un conto è raccogliere firme per sensibilizzare. Un conto è raccoglierle per attivare un diritto previsto dalla legge. L’esempio più classico riguarda la richiesta di convocazione dell’assemblea straordinaria. L’articolo 66 delle disposizioni di attuazione del Codice civile prevede che l’amministratore debba convocare l’assemblea quando ne fanno richiesta almeno due condòmini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio. Se l’amministratore non provvede entro dieci giorni, gli stessi condòmini possono convocare direttamente l’assemblea. Questa regola è molto importante, perché dimostra che le firme non vanno contate solo “a teste”, ma anche per millesimi. Due firme possono bastare, se rappresentano almeno 166,67 millesimi. Dieci firme possono non bastare, se rappresentano pochi millesimi complessivi.
Capire lo scopo della raccolta firme
Prima di stampare il foglio, devi chiarire perché stai raccogliendo le firme. Vuoi chiedere un intervento di manutenzione? Vuoi sollecitare l’amministratore? Vuoi ottenere la convocazione di un’assemblea straordinaria? Vuoi proporre una modifica al regolamento? Vuoi contestare una decisione? Vuoi semplicemente mostrare che molti condòmini sono contrari a una certa gestione? Ogni obiettivo richiede una formulazione diversa.
Una raccolta firme generica, del tipo “siamo contrari alla situazione attuale”, serve a poco. Può avere un valore politico interno, certo, ma non dà all’amministratore una richiesta precisa. Meglio individuare un tema concreto. Per esempio, “richiesta di convocazione assemblea straordinaria per deliberare sulla riparazione del cancello carraio”, oppure “richiesta di inserimento all’ordine del giorno della prossima assemblea del tema relativo all’installazione di telecamere nelle parti comuni”. La differenza si vede subito. Nel primo caso c’è un’azione chiara. Nel secondo c’è un lamento.
Lo scopo determina anche chi deve firmare. Se vuoi raccogliere un’opinione informale, possono firmare anche residenti non proprietari, come inquilini o familiari. Se invece vuoi attivare una procedura condominiale fondata su millesimi e diritti di partecipazione, devono firmare i condòmini aventi diritto, cioè i proprietari o i soggetti legittimati secondo il caso concreto. Qui bisogna essere precisi. L’inquilino può avere interesse a un problema, ma non sempre può sostituirsi al proprietario nelle richieste assembleari.
Un piccolo aneddoto rende bene l’idea. In un condominio, un gruppo di residenti raccolse molte firme per chiedere la sostituzione delle luci del cortile. Il foglio sembrava fortissimo: ventidue firme. Peccato che molte fossero di figli maggiorenni, affittuari, conviventi e persino di un portiere di uno stabile vicino. L’amministratore lo prese come segnalazione, ma non come richiesta formale dei condòmini. La questione fu poi risolta, ma solo dopo aver rifatto la raccolta in modo corretto.
Raccolta firme informale e richiesta formale
Non tutte le raccolte firme hanno lo stesso valore. Una raccolta informale serve a mostrare consenso, disagio o interesse. Può essere utile per convincere l’amministratore a intervenire, per preparare una discussione in assemblea o per capire se vale la pena portare avanti una proposta. In questo caso non serve necessariamente rispettare requisiti rigidi, ma resta importante scrivere in modo chiaro.
La richiesta formale, invece, deve essere costruita in modo più rigoroso. Se vuoi chiedere la convocazione di un’assemblea straordinaria ai sensi dell’articolo 66 delle disposizioni di attuazione del Codice civile, devi rispettare il requisito dei condòmini e dei millesimi. Devono esserci almeno due condòmini e insieme devono rappresentare almeno un sesto del valore dell’edificio. Inoltre, la richiesta deve indicare gli argomenti da mettere all’ordine del giorno. Se l’ordine del giorno è vago, l’assemblea rischia di essere convocata male o di non poter deliberare correttamente.
La raccolta firme può anche servire per chiedere all’amministratore di inserire un punto nella prossima assemblea ordinaria. In questo caso non sempre si applica lo stesso meccanismo della convocazione straordinaria, ma un gruppo di condòmini ben organizzato ha più forza di una richiesta isolata. Anche qui, però, il testo deve essere preciso. Non “parlare dei problemi del giardino”, ma “discussione e delibera sulla manutenzione straordinaria del giardino comune, con valutazione preventivi per potatura e rifacimento impianto di irrigazione”.
Il segreto è scrivere pensando al risultato finale. Se vuoi che l’assemblea voti, devi formulare un punto votabile. Se vuoi solo discutere, puoi essere più ampio, ma sappi che una discussione senza delibera spesso rimanda tutto alla volta successiva. In condominio, chi scrive bene l’ordine del giorno parte già con un vantaggio.
Chi può firmare
Per una raccolta firme con valore condominiale devono firmare i condòmini, cioè i proprietari delle unità immobiliari, salvo situazioni particolari. Se un appartamento è in comproprietà, bisogna fare attenzione. In assemblea, i comproprietari hanno un solo rappresentante per l’unità, ma nella raccolta firme è opportuno indicare chiaramente chi firma e per quale unità. Se firma uno solo dei comproprietari, è bene che abbia titolo o consenso per rappresentare la posizione dell’unità.
Se l’immobile è affittato, l’inquilino può essere coinvolto quando il tema lo riguarda direttamente, per esempio su servizi comuni o riscaldamento in determinati casi, ma la richiesta formale all’amministratore di norma dovrebbe essere sottoscritta dal proprietario. L’inquilino può segnalare, può sostenere, può chiedere al proprietario di attivarsi, ma non sempre può sostituirsi a lui. Se il problema riguarda rumori, pulizia, sicurezza o manutenzione, raccogliere anche le firme degli inquilini può essere utile come segnalazione, ma non va confuso con il conteggio dei millesimi.
Se il proprietario è una società, firma il legale rappresentante o un soggetto delegato. Se il proprietario è deceduto e gli eredi non hanno ancora chiarito la situazione, il tema diventa più delicato. In questi casi conviene non improvvisare. L’amministratore dovrebbe avere dati aggiornati sui soggetti legittimati, ma non sempre accade.
Per evitare contestazioni, nel modulo di raccolta firme non limitarti a nome e cognome. Inserisci anche interno, scala, unità immobiliare, eventuale riferimento ai millesimi e firma. Se conosci i millesimi, puoi aggiungerli in una colonna, ma è meglio verificare con la tabella condominiale. Un errore nei millesimi può rendere poco chiaro il raggiungimento della soglia.
Come scrivere il testo della raccolta firme
Il testo deve essere breve, chiaro e completo. Deve spiegare chi sono i firmatari, cosa chiedono, a chi lo chiedono e perché. Non deve diventare un romanzo di accuse contro l’amministratore, il vicino del terzo piano o “la gestione disastrosa degli ultimi anni”. Le valutazioni possono restare fuori. I fatti e la richiesta devono stare dentro.
Una formula efficace può iniziare così: “I sottoscritti condòmini del Condominio sito in…, chiedono all’amministratore pro tempore di…” Poi si indica l’azione richiesta. Se si chiede la convocazione dell’assemblea straordinaria, bisogna scriverlo espressamente e richiamare la norma. Se si chiede l’inserimento di un punto all’ordine del giorno, bisogna indicare quel punto in modo preciso. Se si chiede un intervento urgente, bisogna descrivere il problema e la richiesta.
Evita frasi come “si chiede di risolvere la situazione”. Quale situazione? In che modo? Con quale decisione? Meglio scrivere: “si chiede di convocare assemblea straordinaria per deliberare in merito alla riparazione o sostituzione della pompa autoclave, previa acquisizione di preventivi”. Così l’amministratore capisce cosa deve fare e i firmatari sanno cosa stanno sottoscrivendo.
Se il problema riguarda un pericolo, come distacco di intonaco, infiltrazioni, cancello guasto, impianto elettrico comune difettoso o accesso non sicuro, il testo deve specificare l’urgenza. Non serve drammatizzare, ma bisogna far capire che la richiesta non è una preferenza estetica. In questi casi, oltre alla raccolta firme, può essere opportuno inviare una segnalazione immediata all’amministratore anche da parte di un solo condomino, perché la sicurezza non deve aspettare sempre il raggiungimento di una soglia.
Come impostare il foglio firme
Un foglio firme ben fatto deve essere leggibile e ordinato. In alto va inserito il titolo della richiesta. Subito sotto, il testo completo. Poi lo spazio per le firme. Ogni firmatario deve poter leggere il contenuto prima di firmare. Non raccogliere firme su un foglio separato dal testo, perché qualcuno potrebbe sostenere di non sapere cosa stava firmando. Se servono più pagine, ripeti il titolo e un riferimento chiaro su ogni pagina, oppure numerale e allegale in modo ordinato.
Nel modulo, ogni riga dovrebbe contenere nome e cognome, unità immobiliare o interno, eventuale scala, millesimi se disponibili, firma e magari un recapito per eventuali comunicazioni interne. Attenzione però alla privacy. Non serve raccogliere più dati del necessario. Evita codice fiscale, numero di documento, telefono personale o email se non sono indispensabili. In una raccolta firme condominiale, la minimizzazione dei dati è una buona regola: prendi solo ciò che serve per identificare il firmatario e la sua qualità di condomino.
Se usi più fogli, indica il numero di pagina. Per esempio, “pagina 1 di 3”. In questo modo eviti che pagine vengano aggiunte o separate senza controllo. È un’accortezza semplice, ma utile. Nei condomìni litigiosi, anche un dettaglio del genere può prevenire discussioni.
Non lasciare il foglio incustodito nell’androne per giorni se contiene nomi e firme. È comodo, ma poco prudente. Chiunque potrebbe fotografarlo, modificarlo, aggiungere firme dubbie o leggere dati non necessari. Meglio raccogliere le firme personalmente o tramite un piccolo gruppo di referenti, in modo ordinato e rispettoso.
Privacy e correttezza nella raccolta
Una raccolta firme comporta trattamento di dati personali, perché raccoglie nomi, riferimenti alle unità immobiliari e firme. Nel contesto condominiale, il Garante privacy ha più volte richiamato la necessità di trattare i dati in modo corretto e proporzionato. Questo non significa che non si possano raccogliere firme. Significa che bisogna farlo con attenzione.
Chi firma deve sapere per quale scopo i dati vengono raccolti. Il testo del modulo dovrebbe rendere evidente che le firme saranno usate per presentare una richiesta all’amministratore o all’assemblea. Non usare le firme per scopi diversi da quelli dichiarati. Se raccogli firme per chiedere la convocazione dell’assemblea sul cancello, non usare lo stesso foglio per sostenere una contestazione contro un vicino su un tema diverso.
Non diffondere il foglio nei gruppi WhatsApp del condominio senza motivo. Non pubblicarlo in bacheca con tutte le firme visibili, salvo valutare attentamente necessità e proporzionalità. Consegnalo all’amministratore con richiesta di protocollazione o conferma di ricezione. Conservane una copia in modo sicuro. Non serve creare un archivio eterno di firme condominiali. Quando la richiesta ha esaurito la sua funzione, i dati vanno conservati solo per il tempo ragionevolmente necessario.
Anche il tono usato durante la raccolta è importante. Non fare pressioni, non presentare informazioni incomplete, non dire “hanno già firmato tutti” se non è vero. La firma deve essere libera e consapevole. Un condomino può non essere d’accordo. Può voler leggere meglio. Può chiedere modifiche. È normale. La raccolta firme non deve diventare una campagna porta a porta aggressiva.
Come raccogliere le firme senza creare conflitti
Il condominio è un ambiente particolare. Ci si incontra in ascensore, in cortile, davanti ai bidoni, nel box. Una raccolta firme condotta male può trasformare un problema tecnico in una guerra di pianerottolo. Per questo conviene mantenere un tono pratico. Spiega la richiesta, mostra il testo, rispondi alle domande e accetta i no.
Il momento giusto conta. Evita di bussare la sera tardi o durante orari poco opportuni. Lascia eventualmente un avviso nella cassetta postale o in bacheca, scritto in modo neutro, dicendo che alcuni condòmini stanno raccogliendo firme per una richiesta specifica e indicando un referente da contattare. Così chi è interessato può farsi avanti senza sentirsi preso d’assalto.
Se il tema è divisivo, per esempio installazione di telecamere, lavori costosi, rimozione di un servizio o modifica di regole d’uso, prepara una spiegazione equilibrata. Non nascondere costi o dubbi. Una raccolta firme ottenuta promettendo “non costerà nulla” quando in realtà serviranno preventivi e delibere rischia di perdere credibilità. Meglio dire: “Chiediamo di discuterne e valutare preventivi”, non “abbiamo già deciso”.
Coinvolgere un piccolo gruppo aiuta. Se una sola persona gira per tutto il condominio, può sembrare un’iniziativa personale. Se più condòmini di scale o piani diversi partecipano, la richiesta appare più rappresentativa. Però il gruppo deve usare lo stesso testo e la stessa spiegazione. Versioni diverse dello stesso problema generano confusione.
Contare firme e millesimi
In condominio non conta solo quante persone firmano. Spesso contano i millesimi. Per la richiesta di assemblea straordinaria ai sensi dell’articolo 66 delle disposizioni di attuazione del Codice civile, servono almeno due condòmini che rappresentino almeno un sesto del valore dell’edificio. Un sesto di 1000 millesimi equivale a 166,67 millesimi. Questo dato va verificato sulla tabella millesimale.
Se raccogli firme per una richiesta informale, puoi comunque indicare il numero di adesioni. Ma se vuoi dimostrare il raggiungimento di una soglia formale, devi calcolare i millesimi. Chiedi ai firmatari di indicare l’interno e poi verifica sulla tabella. Se non hai accesso alla tabella, puoi chiederla all’amministratore come condomino, nei limiti dei tuoi diritti di consultazione della documentazione condominiale.
Attenzione ai comproprietari. Se più persone possiedono la stessa unità e firmano entrambe, non puoi contare due volte i millesimi. L’unità immobiliare ha un valore millesimale unico. Allo stesso modo, se un proprietario possiede più unità, bisogna sommare correttamente i millesimi delle unità che rappresenta, se firma in tale qualità.
Il conteggio va riportato nella richiesta finale. Puoi scrivere che i sottoscritti rappresentano complessivamente una determinata quota millesimale, secondo la tabella allegata o secondo i dati condominiali disponibili. Non serve fare calcoli fantasiosi. Serve una somma verificabile.
Presentare la richiesta all’amministratore
Una volta raccolte le firme, la richiesta va inviata all’amministratore in modo tracciabile. La consegna a mano può andare bene se l’amministratore firma una ricevuta con data. Meglio ancora usare PEC, raccomandata A/R o altro canale che lasci prova. Se si tratta di una richiesta formale di convocazione assembleare, la tracciabilità è fondamentale, perché da quella ricezione decorre il termine di dieci giorni previsto dall’articolo 66.
La richiesta deve contenere il testo completo, le firme e l’ordine del giorno proposto. Se invii via PEC, allega un PDF leggibile con tutte le pagine. Non mandare foto sfocate o ritagli di firme. L’amministratore deve poter verificare i firmatari. Se consegni cartaceo, prepara una copia per te con ricevuta di consegna.
Nel messaggio di accompagnamento usa un tono professionale. Puoi scrivere che, in allegato, i condòmini indicati chiedono la convocazione dell’assemblea straordinaria o l’inserimento del punto all’ordine del giorno. Chiedi conferma di ricezione e indicazione dei tempi di convocazione o risposta. Non serve aggiungere minacce. Se la richiesta ha i requisiti, la norma parla da sé.
Se l’amministratore risponde chiedendo chiarimenti, valuta se fornirli rapidamente. A volte mancano dati, millesimi o un ordine del giorno troppo preciso. Se invece l’amministratore ignora la richiesta e sono rispettati i requisiti dell’articolo 66, dopo dieci giorni i condòmini richiedenti possono procedere direttamente alla convocazione dell’assemblea, ma è un passaggio delicato. Meglio farsi assistere o almeno seguire con rigore le regole di convocazione, perché un’assemblea convocata male può produrre delibere impugnabili.
Scrivere l’ordine del giorno in modo corretto
L’ordine del giorno è il cuore della richiesta assembleare. L’assemblea può deliberare solo su argomenti correttamente indicati nell’avviso di convocazione. Se il tema è generico, la delibera può essere contestata. Per questo, quando organizzi una raccolta firme finalizzata alla convocazione, devi formulare l’ordine del giorno con attenzione.
Non scrivere “problemi infiltrazioni”. Scrivi “esame delle infiltrazioni provenienti dal lastrico solare, valutazione preventivi e delibera sugli interventi di ripristino”. Non scrivere “telecamere”. Scrivi “discussione e delibera sull’eventuale installazione di impianto di videosorveglianza nelle parti comuni, con valutazione di preventivi e adempimenti privacy”. Non scrivere “amministratore”. Scrivi “discussione e deliberazione in merito alla revoca e nomina dell’amministratore”, se quello è davvero l’obiettivo.
Un buon ordine del giorno deve essere abbastanza preciso da permettere ai condòmini di capire di cosa si parlerà, ma non così rigido da impedire una decisione utile. Se vuoi far approvare lavori, è bene che ci siano preventivi. Se non ci sono ancora, puoi chiedere prima una delibera per incaricare l’amministratore di acquisirli. Saltare passaggi può portare a discussioni infinite.
Ricorda anche le maggioranze. Raccogliere molte firme non significa che la proposta sia automaticamente approvata. Le decisioni condominiali richiedono i quorum previsti dall’articolo 1136 del Codice civile e da norme specifiche a seconda della materia. La raccolta firme può portare il tema in assemblea, ma la decisione vera si prende in assemblea con le maggioranze necessarie.
Raccolta firme e delibera: non sono la stessa cosa
Una raccolta firme non sostituisce una delibera assembleare, salvo casi molto particolari che vanno valutati con cautela. Questo è un punto fondamentale. Se venti condòmini firmano per rifare il portone, non significa che i lavori siano automaticamente approvati. Serve una delibera convocata regolarmente, con ordine del giorno, discussione, voto e verbalizzazione.
La raccolta firme serve a chiedere, proporre, sollecitare o attivare una convocazione. Non è il luogo in cui si approvano spese, si scelgono imprese o si modificano regole condominiali. Se la usi come se fosse un voto, rischi di creare confusione. Qualcuno potrebbe firmare solo per discutere il tema, non per approvare la spesa. Qualcun altro potrebbe cambiare idea in assemblea dopo aver visto i preventivi. È legittimo.
Per evitare equivoci, nel testo della raccolta firme scrivi esattamente se si chiede una discussione, una convocazione o una delibera assembleare sul punto. Non far firmare un foglio che sembra una decisione già presa se non è così. La trasparenza evita contestazioni.
Questo vale soprattutto per lavori costosi. Un condomino può essere favorevole a discutere il rifacimento del tetto, ma contrario a un preventivo da 80.000 euro. Confondere consenso alla discussione e consenso alla spesa è uno degli errori più comuni.
Raccolta firme digitale: si può fare?
Oggi molti condomìni comunicano tramite email, chat o piattaforme. Una raccolta firme digitale può essere comoda, ma bisogna valutarne la forza probatoria. Una semplice reazione in una chat, un “ok” su WhatsApp o un modulo online senza identificazione chiara può essere sufficiente per un sondaggio informale, ma non sempre per una richiesta formale con effetti giuridici.
Per una richiesta importante, meglio usare firma autografa su documento cartaceo o firma digitale qualificata, se disponibile. In alternativa, ogni condomino può inviare una PEC personale all’amministratore con la stessa richiesta, ma nella pratica non tutti hanno PEC. Un modulo online può aiutare a raccogliere consenso preliminare, poi si può procedere con firme formali.
Se usi strumenti digitali, presta ancora più attenzione alla privacy. Evita moduli aperti a chiunque, link condivisi senza controllo o raccolta di dati superflui. Non chiedere documenti di identità se non necessari. Non pubblicare l’elenco dei firmatari in chat senza consenso o necessità.
La tecnologia aiuta, ma non sostituisce la correttezza formale. Per una raccolta firme condominiale destinata ad avere effetti pratici, la vecchia firma su un foglio ben scritto resta spesso la soluzione più semplice e meno contestabile.
Come gestire le contestazioni
In condominio le contestazioni arrivano facilmente. Qualcuno dirà che non aveva capito il testo. Qualcuno sosterrà che la firma non vale perché mancavano i millesimi. Qualcuno accuserà il promotore di aver fatto pressione. Qualcuno chiederà di ritirare la propria firma. Meglio prepararsi.
Per ridurre il rischio, fai leggere il testo prima della firma. Non coprire parti del modulo. Non raccogliere firme in bianco. Non modificare il testo dopo le firme. Se devi correggere il testo, riparti con una nuova versione. Se una persona vuole ritirare la firma prima della consegna all’amministratore, è ragionevole consentirlo e annotarlo. Dopo la consegna, la questione va gestita con comunicazione scritta.
Se qualcuno contesta una firma, l’amministratore può chiedere chiarimenti. Avere righe leggibili e dati completi aiuta. Firme illeggibili senza nome stampato sono un classico problema. Chiedi sempre di scrivere nome e cognome in stampatello accanto alla firma.
Se la contestazione riguarda i millesimi, usa la tabella ufficiale. Non fidarti di calcoli fatti a memoria. Se la raccolta serve per l’articolo 66, basta raggiungere la soglia minima. Non serve avere la maggioranza dell’edificio per chiedere la convocazione, ma serve rispettare quei requisiti precisi.
Errori da evitare
Il primo errore è raccogliere firme senza un testo chiaro. La firma deve riferirsi a una richiesta precisa. Il secondo errore è far firmare persone non legittimate quando serve il peso dei condòmini. Il terzo è ignorare i millesimi. In condominio, il numero delle firme può impressionare, ma i millesimi decidono spesso la validità della richiesta.
Il quarto errore è lasciare il modulo in bacheca o nell’androne senza controllo. È comodo, ma poco sicuro. Il quinto è usare toni accusatori o diffamatori nel testo. La raccolta firme deve servire a ottenere un risultato, non a sfogare frustrazione. Il sesto è confondere raccolta firme e delibera. La decisione si prende in assemblea, non sul pianerottolo.
Un altro errore è non conservare copia della richiesta consegnata. Chi promuove la raccolta deve tenere una copia completa, con ricevuta di invio o consegna. Se l’amministratore non risponde, quella prova diventa essenziale. Infine, evita di procedere alla convocazione diretta senza conoscere bene le regole. Se l’amministratore non convoca entro dieci giorni e i requisiti ci sono, la legge consente ai richiedenti di convocare, ma la convocazione deve rispettare forme, termini e contenuti. Altrimenti si rischia di fare fatica per una delibera fragile.
Conclusioni
Organizzare una raccolta firme in condominio significa trasformare un’esigenza condivisa in una richiesta chiara, ordinata e utilizzabile. Prima devi definire l’obiettivo. Poi devi scrivere un testo preciso, identificare i firmatari corretti, raccogliere dati essenziali, calcolare i millesimi quando servono e presentare tutto all’amministratore con una modalità tracciabile. Se l’obiettivo è chiedere un’assemblea straordinaria, servono almeno due condòmini che rappresentino almeno un sesto del valore dell’edificio, e l’amministratore deve provvedere entro dieci giorni.
La raccolta firme non è una delibera. È uno strumento per chiedere, proporre, sollecitare e attivare una discussione formale. La decisione resta dell’assemblea, con le maggioranze previste. Proprio per questo il testo deve essere costruito pensando all’ordine del giorno e alla futura votazione. Meno slogan, più precisione. Fatta bene, una raccolta firme può sbloccare situazioni ferme da mesi, costringere l’amministratore a portare un tema in assemblea e mostrare che un problema non riguarda un singolo condomino “lamentoso”, ma una parte significativa del condominio. Fatta male, diventa solo un foglio che gira tra i pianerottoli. La differenza sta tutta nella chiarezza, nella forma e nel rispetto delle regole.